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25 Aprile (Antifascista) Anticomunista

  • Immagine del redattore: Francesco
    Francesco
  • 27 apr 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 26 set 2025

Perché in occasione del 25 Aprile la parola ‘anticomunismo’ viene eguagliata, quasi anteposta, alla parola ‘antifascismo’?

 

Vedendo le interviste rilasciate dai vari ministri del governo Meloni, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, si assiste allo sbandieramento della parola ‘anticomunista’.

 

Esempi clamorosi le interviste al ministro delle infrastrutture e dei trasporti e vice premier Matteo Salvini e al ministro della cultura Gennaro Sangiuliano.

 

Il processo è sempre lo stesso: inizialmente si discute il valore collettivo del Giorno della Liberazione, poi, l’intervistatore, con fare provocatorio, sfoggia la parola ‘antifascista’, tanto bramata e tanto attesa, e da quel momento in poi inizia un tortuoso e confuso sviluppo, un sotterfugio per sviare dal momento spinoso e delicato attraverso una slavata generalizzazione storicamente e ideologicamente errata.

 

Alla domanda “lei (ministro) si sente antifascista?” la risposta non è mai chiara e distinta, caratteri fondamentali dell’evidenza cartesiana, ma il prodotto di una generalizzazione fantasmagorica e contorta.

 

Perché prendere in considerazione regimi storici e stranieri, l’ideale comunista e presunte dittature comuniste in Italia (a detta del ministro della cultura) per poter parlare, in un giorno così celebrativo, di antifascismo?

 

Come si può accostare alla parola antifascismo la parola anticomunismo?

 

Il fascismo fu un movimento politico di estrema destra, fondato da Benito Mussolini, in Italia. Movimento politico teorizzato sulla violenza, sulla sopraffazione, sullo squadrismo, sulla disuguaglianza, sul razzismo e sull’unilateralità politica che governò l’Italia per più di 20 anni e che, esportato in Germania, dove assunse connotazioni ancor più pericolose, rappresentò la piaga del Novecento europeo.

 

Il comunismo è una dottrina ideologica e politica che predica una società egualitaria, l’abolizione delle classi sociali e della proprietà privata. Ideologia che è stata parte fondamentale della Resistenza e del “restauro” politico italiano nel dopoguerra (ricordiamo la composizione dell’Assemblea Costituente! e la firma della Costituzione ad opera del comunista Umberto Terracini!) e della responsabilità storica che ha avuto nel fermare il flagello nazista. Nel corso dei secoli, in giro per il mondo, i delitti in nome del comunismo ci sono stati ma come si può paragonare il fascismo pratico e teorico alla dottrina comunista?!

 

Come si può parlare di dittatura comunista in Italia?! Nessun governo italiano ha mai avuto una coalizione falce e martello! ed Enrico Berlinguer non è mai stato un dittatore filostaliniano!

 

I politicanti destrorsi hanno l’esigenza di affiancare e eguagliare l’antifascismo all’anticomunismo per giustificare la loro identità politica e costitutiva e sminuire il valore del 25 Aprile, il “compleanno politico” di un’Italia libera e democratica. Non si può ridurre questa ricorrenza a una giornata scialba e sbiadita di rinnegamento collettivo dei regimi totalitari per difendere gli interessi di una destra “normalizzata”, proveniente dal partito di Giorgio Almirante!

 

Il 25 Aprile, Giorno della Liberazione, è la giornata dell’Antifascismo: la base etica, storica e politica dell’Italia libera e democratica che oggi viene messa in discussione da un governo temibile e nostalgico.



Francesco Reale

 
 
 

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