"Gotico Americano" con Arianna Farinelli
- Francesco

- 28 giu 2021
- Tempo di lettura: 11 min
Aggiornamento: 26 set 2025
Prima di iniziare
Arianna Farinelli è nata a Roma nel 1975. Dal 2001 vive negli Stati Uniti. Nel 2009 ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze politiche e dal 2010 insegna al Baruch College della City University of New York. Gotico americano è il suo primo romanzo.

L'intervista
D: Che cos’è l’America per lei?
R: Questa è una domanda molto complicata, alla quale ho cercato di rispondere attraverso il mio primo libro “Gotico americano” ed è una domanda che mi pongo anche adesso che sto terminando di scrivere il secondo libro, perché’ questa è una trilogia, quindi anche nel secondo libro mi faccio la stessa domanda: che cos’è l’America?!
L’America è una terra di grandi promesse infatti uno dei temi fondamentali del mio romanzo è appunto il sogno americano: Bruna va negli Stati Uniti con un sogno che è anche un sogno d’amore ma anche un sogno professionale. Però tutti questi desideri vengono in qualche modo delusi perché’ la sua vita matrimoniale prende una strada che lei non si aspettava e anche dal punto di vista professionale le cose non vanno bene; lei incolpa, nel romanzo, il fatto che come donna non ha la possibilità di dedicarsi completamente alla carriera come farebbe un uomo. E poi c’è l’altro sogno…il sogno di chi non è immigrato ma chi è arrivato in America 400 anni fa dall’Africa come schiavo, e quella è la storia di Yunus che ancora dopo 400 anni si trova proibiti alcuni sogni, alcuni progetti, perché’ figlio di un sognatore che per un crimine che non ha commesso si ritrova, come purtroppo tanti afroamericani, in uno dei carceri più duri di tutti gli USA che è la prigione di Rikers, che sta in linea d’aria a pochi chilometri di distanza da casa mia, su un isola nel mezzo dell’East River. E quindi Yunus, orfano di madre fin dall’infanzia, si ritrova a vivere in una casa famiglia. Poi la vita lo porta a fare delle scelte. Ad incontrare delle persone ecc., che lo porteranno a diventare un jihadista in Iraq.
Tutto questo risponde un po’ alla domanda che cos’è l’America. Questi sono i due personaggi che raccontano un po’ la difficoltà di essere americani.
D: Com’è stato emigrare negli Stati Uniti dall’Italia e quali difficoltà ha affrontato? Ora, a distanza di anni che cosa direste o consigliereste all’Arianna di allora?
R: eh….non lo so è una domanda difficilissima io...probabilmente non direi niente alla me stessa di allora perché’ credo che alla fine una persona deve comunque tentare di fare tutte le cose che si sente di fare e che a vent’anni si ha anche il coraggio di fare perché’ ripensandoci la me stessa ventenne ha lasciato tutto ed è venuta in questo paese con una valigia piena di libri e poco altro e ha fatto delle scelte, anche tante scelte sbagliate, tanti errori come li fanno tutti; adesso tu sei ancora un ragazzo giovanissimo poi quando avrai quarant’anni guarderai indietro e dirai “tante cose magari non le rifarei”, ed è molto normale, però non penso che darei nessun consiglio a me stessa dei vent’anni.
D: Quindi il sogno americano esiste davvero o è solo uno stereotipo?
R: Quando Obama è stato eletto presidente nel 2008, nel suo discorso di fronte alla folla che si era riunita a Chicago disse a chi aveva qualche dubbio che il sogno americano esistesse: ecco sono io la prova esistente che il sogno americano esiste! Perché, altrimenti, se non esistesse questo sogno un ragazzo come lui, figlio di una madre single e di un padre che lo ha abbandonato giovanissimo a due anni, non sarebbe potuto diventare presidente. Questo è vero, però Barack e Michelle Obama sono due eccezioni perché per due persone che ce la fanno e arrivano appunto ai vertici della società americana ci sono purtroppo milioni di persone che non ce la fanno, è questo deriva dalle discriminazioni, quindi non è vero che se solo ti impegni tanto e lavori e studi duramente sicuramente ce la puoi fare perché’ questo paese ti da’ l’opportunità. L’America da’ le opportunità ma non a tutti, ci sono alcune persone a cui le opportunità non arrivano.
D: Quali sono i malanni che tormentano l’America di oggi?
R: Beh, il mio romanzo è uscito a gennaio 2020 e poi è successo….è stato un anno difficilissimo questo, perche’ è arrivato il virus quando tutti erano convinti che qui da noi, in America, non si sa per quale motivo; io lo chiamo “eccezionalismo americano”, ho scritto anche un editoriale per il quotidiano Domani su questo; erano convinti che qui il virus per qualche motivo non sarebbe arrivato, perche’ l’America è eccezionale, fa eccezione, e quindi noi saremo stati risparmiati, e invece non è affatto così, e ti dico questo perche’ quando il virus ha colpito gli Stati Uniti, le minoranze etniche si sono ammalate sette volte di più di chi è bianco. Nel mio quartiere che è un quartiere prevalentemente bianco, ci sono stati molto meno contagi e molto meno morti dei quartieri tipo Queens, Bronx o in alcune parti di Brooklyn più povere e abitate soprattutto da minoranze etniche. Basta pensare che quaranta milioni di persone non hanno l’assicurazione sanitaria, le minoranze etniche di solito fanno lavori essenziali per esempio di pulizia ecc., e quindi si sono ammalati e sono morti di più. Quindi il virus non ha colpito tutti nello stesso modo, uno potrebbe dire che il virus è razzista. Poi è successo che il 25 maggio a Minneapolis è morto George Floyd e li si sono scatenate una serie di proteste, le più importanti dal movimento dei diritti civili della fine degli anni 60’. Inoltre, il fatto che lo stato sociale, quello che si chiama welfare state, è quasi completamente assente, molte persone non sono in grado di comprarsi un’assicurazione sanitaria privata e siccome in molti stati degli Stati Uniti non ci sono o sono pochissimi gli ospedali pubblici, queste persone non si curano, quindi per esempio gli afroamericani soffrono molto di più di diabete e di malattie cardiovascolari dei bianchi e il diabete come sai è una delle cause che rende il coronavirus letale.
Quindi i mali degli Stati Uniti sono ancora questi: grandi disuguaglianze economiche e sociali e la discriminazione delle minoranze.
D: Cosa ne pensa del neo presidente Joe Biden?
R: Mah, Joe Biden fino ad adesso ha fatto molto bene, perche’ appunto la campagna vaccinale è stata impeccabile: lui si era ripromesso di fare 100 milioni di somministrazioni di vaccini nei primi 100 giorni, ne ha fatto più di 200 milioni, quindi in questo va molto bene. Adesso dal punto di vista dell’economia vuole presentare al congresso, e non si sa se passerà, un piano di stimolo economico da sei trilioni di dollari, per cercare di creare un welfare state più giusto e più accessibile a tutti, per migliorare il sistema dell’istruzione, per creare dell’infrastrutture (che in questo paese sono molto vecchie, penso soprattutto a tutto il sistema ferroviario, alle dighe ecc.); quindi vuole fare queste cose e una nelle spine nel fianco che già si è visto che sarà una spina nel fianco nelle prime settimane della sua presidenza, è l’immigrazione. Adesso che il virus è sotto controllo in questo paese, e tante persone si sono vaccinate, si torna al problema e all’argomento politico più spinoso anche per l’amministrazione Trump: gli immigrati. Joe Biden ha detto che legalizzerà e quindi renderà residenti, e poi eventualmente anche cittadini, 11 milioni di persone che sono qui illegalmente. Questo ha scatenato tutto un flusso migratorio che viene dai paesi dell’America Centrale e dell’America del Sud: migliaia e migliaia di persone che non si era visto da diversi anni; perché Trump, ma anche Obama, prima deportavano illegalmente. Obama ha deportato 2.500.000 di persone, Biden dice legalizziamo chi è presente sul territorio americano e questo sarà un problema per lui gestire il tutto; perché da una parte è sacrosanto legalizzare chi è illegale e chi sta qui da quarant’anni e ha figli e nipoti americani dall’altra parte però è difficile dire a tutti quelli che arrivano “entrate”, non ci sono neppure i centri di accoglienza per questo. Quindi, come farà Biden a risolvere il problema dell’immigrazione? non lo so…questo rimarrà un grande problema.
D: In questi mesi gli Stati Uniti sono teatro di conflitti razziali e non solo, quindi ricordiamo le manifestazioni come “black live matter” esplose dopo l’assassinio di George Floyd, che ha evidenziato ancora di più la sopraffazione presente negli USA; ma l’evento più sconvolgente è accaduto il 6 gennaio al Campidoglio a Washington DC; quindi dal punto di vista di una politologa cosa è successo negli animi degli americani quel giorno???
R: Mi ricordo benissimo che quel giorno stavo scrivendo un articolo sull’elezioni in Georgia, a un certo punto la Cnn ha fatto vedere questa folla che prima si era recata a sentire Trump che parlava e poi a un segnale di Trump, “facciamoci sentire”, è successo che queste migliaia di persone si sono recate al Congresso e sono entrate senza che nessuno ponesse resistenza; nel senso che ci sono dei video che mostrano gli agenti di polizia che tolgono le transenne e fanno passare. Io ero stata a Washington qualche mese prima e la Casa Bianca era completamente circondata da questo recinto altissimo che è stato messo quando ci sono state le manifestazioni di BLM, durante quelle manifestazioni di giugno Trump mandò elicotteri che volavano ad altezza palazzo contro la folla , mandò i poliziotti a cavallo, sparavano i pallini di gomma, gas lacrimogeni, di tutto di più per una manifestazione assolutamente pacifica, e invece, per questa manifestazione che non era affatto pacifica i poliziotti non hanno opposto resistenza. Queste persone sono entrate al Congresso, ci sono stati 5 morti e da allora la gente è rimasta sconvolta perche’ mai nella storia americana, se non un caso nel 1800, c’era stato un attacco a Capitol Hill di questa portata e addirittura provocato da un presidente. Poi sai che Trump ha subito un secondo impeachment ma non è stato condannato perché è il Senato quello che ha l’ultima parola: servivano 60 senatori per condannarlo e i repubblicani hanno fatto squadra, perche’ ancora il partito repubblicano è molto dipendente da Trump, poi i social media hanno espulso il presidente, e comunque Trump sta per riaprire una sua piattaforma nuova, una specie di nuovo facebook suo, per parlare a questi suoi 100 milioni di followers. Quindi il fenomeno Trump non è ancora finito dopo Capitol Hill. L’America è ancora più divisa di prima perche’ molte persone sono convinte che tutto quello che è accaduto è una questione di libertà di parola, di free speech. Ma il fatto sta che non fu una cosa organizzata da due cretini con le corna in testa e la pelliccia, c’erano dei gruppi di estrema destra che chiamiamo paramilitari che erano ben organizzati e questi stanno subendo dei processi adesso, ma comunque rimane sempre questo pericolo, perche’ adesso che sanno che si può arrivare fino ad entrare in Campidoglio uno si può immaginare che insomma, non è detto che non lo facciano più.
D: Nel romanzo gioca un ruolo fondamentale la figura di James Baldwin perché?
R: James Baldwin è uno scrittore che per tanti anni è stato dimenticato, cioè è uno scrittore degli anni ‘50/’60, morto relativamente giovane, di cui la letteratura americana si è un po’ dimenticato. Poi è successo che un regista ha fatto un documentario basandosi su una proposta di un libro che lui aveva scritto quando era ancora in vita che però non era mai diventato un vero e proprio libro, era solo una proposta fatta la suo editore, trenta pagine, è da questa proposta il regista ha tirato fuori un documentario molto bello che si chiama “I Am Not Your Negro”, nel quale Baldwin dice una cosa fondamentale, la parola negro che è un’offesa pesantissima e che nessuno qui dice, tutti dicono la “parola n”, lui dice questa parola, io non sono quello che tu dici è una tua invenzione, a te fa comodo che io sia questo, perche’ tu dicendo questa parola mi poni in una situazione di inferiorità e tutta la società americana è basata su questo. Dopo quel documentario la figura di Baldwin è stata riscoperta e quindi io ho letto tutti i suoi libri, li ho fatti leggere anche ai miei studenti e c’è molto che lui dice della società americana, per questo ho legato la storia dei miei personaggi ai suoi libri: il libro preferito di Bruna è “La stanza di Giovanni” che non è proprio un libro sulla razza, sulle questioni razziali, ma è un libro sull’omosessualità, quindi un altro tipo di discriminazione, perche’ Baldwin era omosessuale. E quindi per me è stato importante legarmi a quello che era la letteratura americana sugli argomenti che mi interessavano e lui secondo me è uno dei grandi maestri della letteratura americana su questi temi.
D: Nel libro parla anche della poesia di Emma Lazarus sotto la Statua della Libertà, quindi come descriverebbe la sua America? Patria della libertà e terra degli emarginati?
R: Noi siamo stati questo, cioè l’America...quando Emma Lazarus scrive quella poesia che poi viene messa sul piedistallo della Statua della Liberà’, dice proprio: mandateci quelli che nessuno vuole, perche’ noi li accogliamo e questo è stato quello che l’America ha fatto per diverso tempo. Poi quando c’è stata l’amministrazione Trump sembrava che queste parole non valessero più, perche’ Trump diceva noi vogliamo i norvegesi, i norvegesi istruiti non vogliamo gli immigrati dai paesi africani, tra l’altro disse pure una parolaccia: “those shitty countries”, (quei paesi di merda). Quindi sembrava appunto che qui potevano arrivare solamente certi immigrati, non più quelli cacciati dai loro paesi come dice Emma Lazarus, ma solo quelli che erano bianchi, alti, biondi, con gli occhi azzurri, ricchi e ben istruiti. L’America non stava più facendo l’America.
D: Il capitolo 6 da cui prende il nome il romanzo, Gotico Americano, è il mio preferito: la storia di James e soprattutto quella di suo padre, Jerome, mi ha emozionato, mi ha fatto molto riflettere ma anche un po’ arrabbiare, alla fine Yunus dice: “io sono entrato davvero nel ventre della balena solo chi c’è entrato può dire di aver vissuto veramente”, questa frase che ho sottolineato più e più volte mi ha davvero colpito. Che significato assume il ventre della balena nel romanzo, e soprattutto all’interno di questa frase?
R: Questo dipende dal lettore, cosa ci vuole vedere. Perche’ io penso che il lettore debba poi interpretare come pensa lui, allora il ventre della balena per Jerome è la prigione, lui entra in questo ventre della balena, e scopre questo mondo dal quale è impossibile vedere la luce, nel quale l’unica cosa è pregare Dio, se sei religioso, se non lo sei no, perche’ appunto non c’è via di uscita dal ventre della balena. Per Yunus il ventre della balena diventa l’Isis, diventa l’Iraq dal quale si capisce che lui non esce vivo.
Ognuno di noi può vivere momenti della vita di grande oscurità nel quale ti sembra veramente che sei nel ventre della balena sotto tre strati di oscurità, che non hai proprio via di uscita e quindi devi trovare la forza: Yunus la trova nella religione; altre persone che non sono religiose devono trovarla nella forza interiore, nell’aiuto delle persone che ti stanno accanto; insomma è un momento che ti senti solo, isolato, senza via di fuga, questo è il ventre.
D: Un consiglio che dareste ai giovani di oggi?!
R: Non lo so se posso dare consigli…io ho due figli, una figlia di 14 anni e un figlio di quasi 17, un consiglio che posso dare e che do sempre a loro è rendersi indipendenti attraverso lo studio e attraverso la conoscenza, perche’ è l’unico modo che si ha per vivere meglio, perche’ conoscendo ti proteggi di più, ti difendi, non cadi nelle trappole, non credi a chi ti vuole ingannare, e quindi questo è il consiglio che do ai miei figli. Poi l’altro consiglio è sempre quello di non dimenticare l’empatia e cioè essere empatici, vuol dire soffrire quando l’altra persona soffre, perche’ non è che possiamo vivere isolati, ognuno pensando a se stesso. L’empatia non può essere dimenticata e la letteratura è importante, perché la letteratura riesce a smuovere sentimenti e quindi riesce a farti vedere una realtà, ma anche a farti provare delle emozioni riguardo a quella realtà e quindi la letteratura può produrre un cambiamento, James Baldwin era convinto di questo, che la letteratura portasse a un cambiamento.
Per concludere
Devo assolutamente ringraziare Arianna, la sua disponibilità e umiltà la contraddistinguono. Mi sento onorato di poter pubblicare quest'intervista. GRAZIE!!!
Francesco Reale



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