Intervista a Thomas Raiser: i cammini gioachimiti e la figura di Gioacchino da Fiore in Europa
- Francesco

- 8 ore fa
- Tempo di lettura: 10 min

Thomas Raiser è un teologo e scrittore tedesco che ha deciso di attraversare la Sila a piedi, ricercando la figura e il pensiero di Gioacchino da Celico, l'Abate di Fiore: quel "calavrese di spirito profetico dotato" celebrato da Dante nel Canto XII del Paradiso. Da questa esperienza è nata la sua guida escursionistica Joachimswege in Kalabrien, un lavoro che ha riscosso grande successo all'estero e che presto verrà pubblicato anche in Italia.
Il libro mappa il territorio unendo la natura selvaggia dell'Altopiano alla storia dell'Abate attraverso tre itinerari precisi: il Cammino di Gioacchino da Fiore (da Lamezia Terme a San Giovanni in Fiore), il Cammino J (da Cosenza, per Celico e Casali del Manco, a San Martino di Canale) e il Cammino dei Florensi (da Celico a San Giovanni in Fiore).


Come Young Reporter per l'area MAB Sila (Progetto Sila Young Reporter) l'ho incontrato per parlare della figura di Gioacchino, di turismo lento e, soprattutto, per capire cosa lasci addosso la fatica del passo in questi boschi, camminando sulle orme dell’Abate.
Come nasce la sua passione per Gioacchino da Fiore e cosa l'ha spinta a lasciare la Germania per ripercorrere i passi dell'Abate qui nel cuore dell'Altopiano silano?
A dire il vero, la mia conoscenza del personaggio di Gioacchino è nata in un secondo momento. Il motivo originario per venire in Calabria è stato il desiderio di scoprire con tutti i sensi i luoghi di provenienza di tante famiglie emigrate che appartengono alla comunità cattolica italiana della città sveva di Fellbach. La Sila Greca, Cariati e dintorni sono diventati il mio punto di partenza. A poco a poco si è allargata la zona delle mie escursioni: sono tornato più volte in Calabria e sempre in treno, perché mi piace avvicinarmi lentamente, in cerca delle tracce dei monaci nelle grotte, per i sentieri, nel paesaggio che volevo sentire con i piedi, attraverso i segni che gli sterpi e le spine lasciano sulle gambe. Volevo ristorarmi al calore del mezzogiorno in campagna, godere della frescura del bosco, dissetarmi con l'acqua delle sorgenti, gustare more di rovo dal sapore acerbo.
Ho cercato di "creare dei ponti" fra la Calabria e la Germania, attraverso un libro su San Francesco di Paola con l’editore Demetrio Guzzardi, ed è stato lui a portarmi un giorno a S. Maria di Corazzo e a San Martino di Canale. Negli anni seguenti è cresciuto un tessuto di rapporti amichevoli con alcune persone che si sono dedicate all’abate Gioacchino e a mettersi in cammino sulle tracce del "profeta della speranza".
Mi ricordo bene del giorno in cui ho bussato alle porte del municipio di Celico per trovare qualche informazione sul paese come luogo di origine di Gioacchino. Ho incontrato Emilia Pisano e Francesco Scarpelli, che mi hanno portato spontaneamente ai luoghi principali dell’infanzia di Gioacchino a Celico. Insomma, posso dire che Gioacchino mi ha preso per mano per avvicinarmi di più a questa regione a me cara, per immergermi nella storia e nel presente di queste Terre di Gioacchino. E anche i miei familiari e i miei amici sono stati contagiati dall’amore verso la Calabria.
Qual è stato il suo primo impatto fisico ed emotivo con la Sila?
Provenendo dalla parte ionica, con le sue durezze e la sua siccità, la Sila appare come un'oasi verde. In Sila c’è un bel fresco che mi salva, ogni tanto, quando a Cosenza e al mare c’è un caldo bruttissimo. Ho visto una grande varietà di paesaggi silani: oltre al bosco di pino laricio e ai castagneti, mi trovo bene nella Presila cosentina, anche in quella lametina, vicino ai laghi, e ammiro tanto il fenomeno della neve in abbondanza.
Tre mesi fa ho vissuto un’esperienza rara: ho incontrato una lupa nel bosco, vicino a Jure Vetere. È stato un momento di sorpresa, di shock. C’era un certo fascino e contemporaneamente mi faceva tremare per la paura. Questo incontro mi ha commosso profondamente, anche perché il lupo nelle favole rappresenta qualcosa di simbolico: la sfida dell’aggressivo. Mi ha ricordato San Francesco d’Assisi che ha riconciliato il lupo con gli abitanti di Gubbio.

Cosa sono i Cammini Gioachimiti e qual è il loro valore autentico? Rispetto ad altri percorsi europei più famosi, qual è la vera specificità di questi itinerari che uniscono i luoghi della vita dell'Abate con la natura selvaggia della Sila?
Sulla copertina retro della guida “I Cammini di Gioacchino in Calabria”, Anna Stefanizzi, ideatrice del Cammino die Florensi, secondo me ha descritto in maniera precisa quello che caratterizza, in modo autentico, i tre cammini gioachimiti:
“Puoi percorrere i tre Cammini Gioachimiti, itinerari di più giorni dove natura, spiritualità, cultura e ospitalità si intrecciano con le migliori tradizioni enogastronomiche della Calabria. Puoi ascoltare la voce di Gioacchino, che racconta la propria storia e ti accompagna alla scoperta delle idee fondamentali del suo pensiero, ancora sorprendentemente attuali. Puoi immergerti nella natura della Sila e della Presila, respirando l’aria limpida delle montagne, sostando presso sorgenti cristalline e attraversando boschi secolari, abbazie, monasteri, borghi e città ricchi di fascino e memoria. È un cammino da vivere, passo dopo passo, lasciandosi trasformare dalla strada.”
Ho deciso di parlare dei Cammini di Gioacchino al plurale. Esiste proprio una "trinità" di cammini gioachimiti.
Il primo, il "Cammino di Gioacchino da Fiore", è nato dall’esperienza di pellegrinaggio di un gruppo di persone di Lamezia Terme, Conflenti, Platania e San Giovanni in Fiore sul Cammino di Santiago; un'esperienza che li ha spinti a progettare un cammino regionale sulle tracce dell’abate Gioacchino.
Il Cammino J, invece si sviluppa tra Cosenza, Celico, Casali del Manco e Pietrafitta, in particolare collega Celico, luogo natio di Gioacchino, con San Martino di Canale, luogo del suo decesso, e si svolge quasi interamente nella zona della Presila Cosentina. Il sottotitolo "Percorso della consapevolezza" ci dice che camminare ha sempre una dimensione interiore.
Infine, il cammino più giovane, il "Cammino dei Florensi", realizzato in poco tempo, ci porta – sempre nel verde – da Celico lungo le pendici della Sila e termina a San Giovanni in Fiore.
Lei ha scritto e pubblicato una guida escursionistica per far scoprire questi itinerari in Germania (Joachimswege in Kalabrien), che verrà presentata in Italia nelle prossime settimane (titolo dell'edizione in lingua italiana "I Cammini di Gioacchino in Calabria"). Mettendosi nei panni dei suoi lettori, che tipo di esperienza cercano i camminatori mitteleuropei quando scelgono la Calabria e la Sila?

Mentre il turismo di massa preferisce ancora Tropea e Capo Vaticano, a poco a poco nasce il desiderio di conoscere anche le aree interne. Questi cammini rispondono al desiderio e alla disponibilità di tante persone, di ogni età, di mettersi in escursione e in pellegrinaggio in tutta l’Europa, a piedi e spesso in bici. Tutti sono alla ricerca di cammini ben attrezzati, con una segnaletica affidabile, informazioni precise e persone a cui potersi rivolgere per trovare indicazioni e aiuto in caso di emergenza. In sostanza, cammini in uno stato tale da poter essere percorsi senza problemi.
L’aeroporto di Lamezia Terme S. Eufemia, attualmente, è altamente valutato come strumento di misura della crescita economica della Calabria.
Il camminatore ha bisogno di trasporto pubblico: treni e autobus sono i mezzi ideali per un “turismo lento”. Chi è interessato a viaggiare in maniera sostenibile, si sposta con il trasporto locale e regionale, e possibilmente ha bisogno di questi servizi anche la domenica.
Dal suo punto di vista di autore internazionale, come viene percepito oggi il turismo naturalistico e culturale della Calabria all'estero? C'è una reale "sete" di riscoperta di questi luoghi incontaminati?
Si tratta di viaggiatori singoli, famiglie e gruppi organizzati da agenzie di viaggio, tutti alla ricerca di una Calabria autentica. Il "turismo delle radici" e i gemellaggi tra diversi comuni calabresi e altre realtà italiane ed estere promuovono la conoscenza della regione al di fuori del turismo di massa, che spesso si limita solo alle zone costiere.
La Calabria offre una grande varietà di ambienti: mare, montagna, pianure, fiumi, paesi, città, boschi spesso incontaminati, prodotti tipici, strutture per il pernottamento e gastronomia. Inoltre, ho incontrato una nuova generazione di giovani imprenditori, attivisti delle associazioni culturali e scuole che preparano gli alunni alla Calabria di domani. "Calabria Straordinaria" presenta in maniera molto curata le bellezze della regione. I siti dei cammini (e della Ciclovia dei Parchi) offrono tutto ciò che è necessario per vivere un’esperienza unica.
Nei paesi coinvolti nella rete dei cammini gioachimiti riconosco sempre di più un territorio con un’identità e un’anima comune: un preciso carattere storico, spirituale, culturale e turistico: le Terre di Gioacchino.
Gioacchino da Fiore è una figura di respiro universale, eppure le sue radici sono qui. Come viene percepito questo straordinario pensatore in Germania e nel resto d'Europa?
Posso dire che, al di fuori dell'Italia, l’abate Gioacchino è conosciuto soprattutto dalle persone che si occupano di filosofia della storia, di teologia e di storia della Chiesa.
Non sono in tanti a essere coscienti dell’importanza del pensiero di Gioacchino per lo sviluppo della filosofia e della storia negli ultimi 800 anni. Spero che il film "Il monaco che vinse l’Apocalisse" abbia potuto aprire le porte a una conoscenza più ampia di Gioacchino e della Calabria; anche se in Germania è arrivato solo sulla piattaforma Prime Video.
Tuttavia, le conoscenze sulla Calabria stanno aumentando, e le guide turistiche raccontano di una nuova Calabria che si è messa in cammino verso il futuro. E i Cammini di Gioacchino sono un esempio perfetto.
Gioacchino è universalmente considerato un profeta e un visionario. Qual è il contributo concreto che, attraverso il suo lavoro e le sue opere, ha dato all’umanità?
Forse, per Gioacchino stesso, sarebbe una sorpresa, una vera e propria rivelazione, scoprire come le sue idee abbiano influenzato il pensiero umano.
Infatti, secondo me, l’effetto più dirompente Gioacchino lo ha causato attraverso il suo modello della Trinità delle Età storiche e l’attesa dell’Età dello Spirito Santo come compimento di ogni desiderio umano. Quello che è rimasto di Gioacchino è lo spirito ribelle che ha spinto nei secoli tutti coloro che si sono messi in cammino verso un mondo migliore.
I suoi critici lo hanno accusato di non aver preso sul serio la debolezza umana, che per la Chiesa trova compimento solo nell’aldilà. Papa Benedetto si trovava davanti alla sfida di respingere la “teologia della liberazione”, perché considerata un tentativo di realizzare il regno dello Spirito già in questo mondo; dall’altra parte insisteva su un progresso possibile nello sviluppo della chiesa e dell’umanità.

Studiando le fonti che raccontano la vita di Gioacchino, sono rimasto molto colpito da due momenti estatici: la prima visione di Cristo nella cisterna sul monte Tabor, in Terra Santa, “da molto splendore accerchiato”, e la seconda in occasione della festa di Pentecoste a Casamari, nel Lazio. Questa esperienza ci mostra come per Gioacchino – nonostante la divisione della storia in tre età – Gesù Cristo sia sempre al centro della storia; una verità che ha trovato conferma in Papa Benedetto XVI, il quale si è dedicato tantissimo allo studio dell'Abate.
Papa Francesco ha trovato in Gioacchino un alleato e ci insegna perché orientarsi al grande calabrese ‘di spirito profetico dotato’: “Mi piace ricordare quel [...] grande abate calabrese, [...] in un tempo di lotte sanguinose, di conflitti tra Papato e Impero, di Crociate, di eresie e di mondanizzazione della Chiesa, seppe indicare l’ideale di un nuovo spirito di convivenza tra gli uomini, improntata alla fraternità universale e alla pace cristiana, frutto di Vangelo vissuto.» Parla di uno «spirito di amicizia sociale e di fratellanza universale», e «questa armonia tra umani deve estendersi anche al creato», [...] «via di salvezza della nostra casa comune e di noi che vi abitiamo”. (Messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, 2024)
Le figure (il Liber Figurarum) di Gioacchino sono un tesoro inestimabile, un riassunto disegnato della storia della salvezza che offre forti impulsi per il credente che si dedica allo studio. Va però detto che la sua proposta di una gerarchia monastica – che lasciava ai laici come unici compiti la procreazione dei figli e il lavoro manuale allo scopo di nutrire i monaci nel loro cammino di perfezione spirituale – non può certo servire come modello per la società di oggi.
Secondo lei, i Cammini Gioachimiti riescono a dare un contributo spirituale al camminatore moderno che lo affronta con coscienza?
Pasquale Lopetrone, che si è occupato della ristrutturazione di San Martino di Canale e della riscoperta di Jure Vetere – e non solo lui – è dell’opinione che le tre età della storia teorizzate da Gioacchino siano in realtà le tappe del cammino interiore di ogni uomo, donna o individuo.
Nella guida escursionistica Joachimswege in Kalabrien, nel capitolo 4, ho sviluppato alcuni spunti basati sulle idee di Gioacchino e su alcuni brani del Vangelo che possono aiutare a scoprire le tre età proprio come fasi della propria vita. Meditare camminando su un pensiero come "Io sono la via, la verità e la vita", oppure "Purifica gli occhi della mente…", o ancora su altre parole della tradizione delle grandi religioni, ha un potere immenso. Anselm Grün ritiene che il semplice camminare sia già una forma di meditazione; una meditazione che, nel silenzio dei boschi silani, trova sicuramente un terreno fertilissimo.
Gioacchino guardava al futuro con la speranza di un'era di libertà e pace. Oggi il camminatore attraversa la Sila per evadere dal caos quotidiano. Secondo lei, il Cammino di Gioacchino può essere considerato, per l'uomo contemporaneo, una “mappa” per iniziare a costruire quel futuro di cui parlava l'Abate?
Se riteniamo che un cammino sia un atto di purificazione, questo aiuta certamente a fare una vera "revisione di vita". Il distacco dalla "vita normale" permette di entrare nel profondo del cuore e dei pensieri: chiarisce lo sguardo, guarisce e rafforza il corpo e lo spirito. L’accoglienza nei paesi e negli agriturismi – e non va dimenticato il buon cibo – ha proprio una forza sanatrice.
Certamente la decisione di mettersi in cammino potrebbe sembrare una fuga dal "caos quotidiano", da una vita che diventa una sfida sempre più complessa nei tempi dell'Intelligenza Artificiale, delle guerre e delle crisi. Ma tanti movimenti che hanno operato per il bene dell’umanità hanno avuto il loro inizio nel silenzio e nell'ascolto della voce della natura, del proprio cuore e anche della parola di vita, la parola di Dio. È così che crescono la libertà e la pace, la misericordia e la solidarietà.
Se dovesse racchiudere l'intera esperienza dei Cammini Gioachimiti e l'anima della Sila in un'unica immagine, in un suono o in una suggestione che si porta dentro ogni volta che torna in Germania, quale sarebbe?
"La poesia del mezzogiorno in campagna"... È così che la scrittrice Assunta Scorpiniti ha intitolato i miei percorsi. E proprio l'immagine di giungere nel caldo del mezzogiorno alle sorgenti cristalline della Presila... dissetandosi come ai fiumi del Paradiso.

In conclusione, voglio parlare di due aspetti personali che mi sembra giusto e opportuno condividere:
Il progetto di Francesco Scarpelli, Presidente dell’Associazione Abate Gioacchino di Celico, mi ha catturato fin dalla mia prima visita in paese: attraverso l’itinerario “Celico Città Celeste” ci permette di comprendere meglio il personaggio e le sue idee, avvicinandoci ai luoghi dell'infanzia e della giovinezza di Gioacchino.
Infine, apprezzo tantissimo l’impegno di Riccardo Succurro e del Centro Internazionale degli Studi Gioachimiti, ma anche di tutti i volontari delle associazioni e dei cammini, che lavorano per conservare e sviluppare l’eredità dell’abate Gioacchino per il futuro.
Thomas Raiser
Classe 1955, teologo e per 20 anni assistente spirituale nelle comunità di madrelingua italiana nell'area di Stoccarda, dal 2000 viaggia spesso a piedi in Calabria, nel Sud Italia.
Libri pubblicati: Sila Greca - Sila Ionica - Kalabrien (Ed. semplicità, Fellbach 2002), Franziskus von Paola, ein Europäer aus Kalabrien [San Francesco di Paola, un europeo di Calabria] (Editoriale Progetto 2000, Cosenza 2007) e, insieme a Giuseppe Capoano, Forza Pulcini/Auf, Küken (Schwabenverlag Ostfildern 2008).
Nel 2006 ha ricevuto il Premio Cassiodoro. Dal 2002 pubblica informazioni turistiche sulla Calabria sul sito www.silagreca.de.
Francesco Reale
Studente diciannovenne di Fisica all’Università della Calabria. Grande appassionato di letteratura, poesia, buona musica e cinema. Legge e scrive. Cura da diversi anni il blog personale “ReScoBlog” e un nuovo spazio su Substack (https://substack.com/@francescorealee?r=5o28aw&utm_campaign=profile&utm_medium=profile-page).
INTERVISTA REALIZZATA ALL’INTERNO DEL PROGETTO “Sila Young Reporter”



L'intervista riesce a cogliere in modo esauriente tutti gli aspetti e le opportunità offerte dalla guida e dai cammini, merito dell'intervistato ma anche di chi ha realizzato l'intervista incalzando l'autore in modo impeccabile