Bin Laden, gli americani e i talebani
- Nilo

- 14 ago 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 26 set 2025
PRIMA DI CHIEDERSI SCANDALIZZATI PERCHE' GLI AMERICANI SCAPPANO DA KABUL BISOGNEREBBE CHIEDERSI COSA CI FACEVANO LI' E PERCHE' I TALEBANI SONO DI FATTO UNA LORO CREATURA.
L'AFGHANISTAN COME STATO E NESSUNO DEI SUOI CITTADINI FU COINVOLTO NEGLI ATTACCHI DELL'11 SETTEMBRE 2001. ED ALLORA PERCHE' GLI AMERICANI LO INVASERO?

La storia degli affari tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden comincia negli anni '60 in Texas. Mohammad Bin Laden, sceicco saudita diventato miliardario con commesse edili provenienti direttamente dalla famiglia reale comincia a fare investimenti in America.
Dopo la morte di Mohammad (incidente aereo) il testimone passa al figlio Salem Bin Laden, fratello maggiore di Osama, che "sbarca" in Texas nel '73, fondando una compagnia aerea. Compagno di avventure imprenditoriale di Salem è il cognato Khalid bin Mafhouz, proprietario della più grande banca privata del mondo e banchiere della casa reale saudita. L'obiettivo dei due è entrare nei circoli finanziari americani che contano per poter poi condizionare la politica americana agli interessi della dinastia saudita. L'uomo giusto da agganciare per questo progetto è in quegli anni G. Bush senior, petroliere, influente uomo politico, direttore della Cia dal '76.
C'è anche il contatto giusto: si tratta di J.Bath, imprenditore, amico personale di G.Bush junior, agente Cia per i contatti con l'Arabia Saudita , alle dipendenze di Bush senior. L'anno di svolta è il '78. Bush jr. fonda la Arbusto Energy e i due sauditi, tramite Bath, prestanome di Salem, contribuiscono al capitale iniziale. In seguito Bath procurerà molti affari importanti ai due che entreranno pesantemente nei giri giusti. Gli anni '80 vedono l'ascesa di tutti questi personaggi. Bush sr. diventa vice presidente nell'81 e presidente nell'88; Bush jr. si da sempre più alla finanza e nonostante le sue società sembrassero sempre a un passo dal fallimento guadagna milioni di dollari, usufruendo di finanziamenti dagli arabi e da tutto l'entourage di papà Bush. Salem e Mafhouz si radicano nel tessuto economico americano. Tra l'86 e il '90 Mafhouz acquisisce il 20% delle azioni Bcci, banca usata come copertura dalla Cia per il riciclaggio del denaro della droga, denaro usato tra le altre cose per finanziare i mujaheddin afghani nella loro guerra contro l'URSS. Tra i consiglieri di tale banca siede tra l'altro Khalifa , sceicco del Bharein.
Sempre Mafhouz è tra i finanzatori della "Blessed Relief", Ong musulmana recentemente accusata di finanziare Osama Bin laden (di cui Mafhouf è cognato). Tutte queste attività portano Mafhouz al 125° posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo secondo Forbes. Nell'87 Mafhouz acquisisce il 17% delle azioni Harken Energy compagnia di Bush Jr.; subito dopo la Harken ottiene una commessa multimiliardaria dal Barhein ( guarda caso) e le azioni volano alle stelle. Nel 1988 però Salem muore come il padre in un incidente aereo e nel '90 il sodalizio Bush _Mafhouz si rompe.
Bush jr., prevedendo la crisi del petrolio kuwaitiano e la conseguente guerra del golfo ( fatta dal padre) vende tutte le azioni della Harken finchè il prezzo è ancora alto; quando la Harken fallisce Mafhouz è l'unico che ne paga le conseguenze e lo scandalo travolge anche la Bcci che fallisce. Mafhouz dunque scompare di scena e ripara in Irlanda. Attualmente è ricercato come braccio destro di Osama Bin Laden.
Durante la guerra contro l'URSS il giovane Osama combatte al fianco dei mujaheddin; pur essendo antiamericano, sceglie di approfittare del sostegno USA contro l'URSS . Gli Americani riempiono i talebani di soldi e di armi.
Tra il '90 e il '91 si rompe il cartello finanziario tra Bush e bin Laden e soprattutto l'America invade il Golfo. Osama si allontana allora dalla casa reale saudita, facendosi promotore degli interessi petroliferi locali.
Privato successivamente della cittadinanza saudita, ripara in Sudan, da dove, grazie alle sue immense risorse finanziarie riesce a mettersi a capo di un vasto movimento islamico antiamericano, cresciuto e fanatizzato nel calderone delle guerre civili afghane. Messo in piedi un vero e proprio impero del terrore, si sposta in Afghanistan, dove nel '96, con la mediazione del Pakistan (qual fatale errore!) conosce il mullah Omar. Mediante un'abilissima operazione politica, supportata dagli aiuti finanziari e militari che bin Laden era in grado di offrire ai talebani, sfila ai pakistani il controllo di ampi settori del regime talebano, rivolgendoli contro l'America. Nel 1998 si sfiora la guerra: bin Laden fa esplodere le ambasciate americane in Africa e l'America risponde con una pioggia di missili sui campi di al-Queda. L'Unocal abbandona il progetto. I tempi per una guerra però non sono ancora maturi. Sono gli anni in cui l'amministrazione Clinton privilegia i Balcani e il Kossovo. Si tenta una negoziazione che sembra aprire uno spiraglio; nel 2000 la Unocal rientra nel progetto, ma è solo uno fuoco di paglia. In seguito il cambio della guardia al governo USA: si insedia al potere l'amministrazione più militarista e connessa con gli interessi petroliferi degli ultimi anni. Dal marzo 2001 ad agosto 2001 l'America offre un ultimatum ai talebani: se ci consegnate Bin Laden (e ci lasciate costruire il gasdotto Unocal, ndr) vi copriremo d'oro, altrimenti vi seppelliremo di bombe.
Dunque gli americani, come sempre, non sono andati in Afghanistan per liberare il popolo dall'oppressore e le donne dallo schiavismo religioso, ma semplicemente per puro interesse economico.
Nilo Domanico
L’AUTORE

Ingegnere italiano, nato a Rossano, in Calabria, nel 1967. Il suo percorso di studi e lavorativo, lo porta a viaggiare per il mondo, dalla Gran Bretagna, doveva completa il Master Sciences a Durham, fino al Medio Oriente e Mondo Arabo (Egitto,Yemen, Emirati Arabi ed Oman), dove la sua carriera sta agguantando ragguardevoli traguardi con prestigiosi progetti gia’ realizzati. Durante i suoi viaggi sviluppa le sue innate passioni nella fotografia e nella scrittura che trovano sbocco in due mostre fotografiche realizzate in Italia (2014) e nel Sultanato dell’Oman (2017) ed in un volume fotografico "Sulle tracce delle pietre del destino"(2017) che precorre il romanzo storico di prossima uscita.



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