CeliCovid-19
- Francesco

- 5 nov 2020
- Tempo di lettura: 1 min
Deserte sono le vie della Città Celeste che, come una nave in un mare tempestoso sta attraversando un tifone inaspettato.
Tutto è silenzioso, tutto è avvolto in un gelido velo di nebbia.
La maestosa chiesa dell'Arcangelo sempre all'erta è un faro di speranza e emana una luce calda quasi materna che illumina e riscalda ogni animo.
L'illustre “villa” ha cambiato volto e ha assunto un’espressione malinconica, forse accentuata dal suo tappeto naturale provocato da padre autunno che, risvegliatosi dal lungo letargo comincia a dipingere un po’ tutto il paesaggio con le sue tonalità calde e nostalgiche.
Dall’alta trinità granitica, “il calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato” sembra osservarci con uno sguardo cupo e preoccupato.
L'intero paese è stato inghiottito da una calma quasi spaventevole che diffonde al passante un forte senso di smarrimento. Sembra di stare in un romanzo sci-fi di Bradbury o di Asimov, dove è in corso una sorte di apocalisse catastrofico causato da qualche specie marziana che ha sterminato tutta la popolazione tranne te. Questa è la sensazione che prova la persona ad attraversare le strade dell'antico "Keli-ic", brulicate solo da una flora morente che sembra spegnersi lentamente.
Ma la storia ci insegna ad avanzare a testa alta popolo di "Coelicus", dunque non scoraggiamoci ma cerchiamo di andare avanti con coraggio e determinazione affinché tutto ciò che stiamo vivendo oggi diventi solo un lontano e oscuro ricordo che segnerà per sempre la storia del nostro amato Celico.
(r.f.)




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