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Cesare Pavese e "La casa in collina"

  • Immagine del redattore: Francesco
    Francesco
  • 9 set 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

Oggi ricordiamo Cesare Pavese e con lui la solitudine che sapeva raccontare come nessun altro, non solo attraverso la poesia ma anche attraverso i suoi romanzi.

Tra tutti i suoi libri, La casa in collina è quella a cui tengo di più. Non è solo la storia di un uomo durante la guerra, è la storia di chi si sente fuori posto nel mondo, di chi osserva la vita che passa mentre cerca un senso. Corrado, il protagonista, vive sospeso tra la collina e la città, tra la vita e la morte, tra il desiderio di restare e quello di fuggire. Pavese ci costringe a guardare dentro noi stessi, a non chiuderci, ad ascoltare anche il dolore, a dialogare con esso.

La casa in collina ci parla ancora oggi perché ci ricorda che i silenzi possono essere pieni di verità, che la vita per quanto dura va ascoltata, osservata, percorsa.

E poi c'è l'ultimo capitolo, alcune delle pagine più belle che abbia mai letto. Qui Pavese si interroga, c'è tutto l'esistenzialismo, i perché che ci perseguitano, le domande sulla vita e sulla morte. La reazione sulla guerra è potente, su come corrompe l'umanità, sulle cicatrici invisibili che segnano chi resta:


"[...] ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. [...] Io non credo che possa finire. [...] se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: <E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?>. Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero."


Come scrisse in una lettera Fernanda Pivano: "si faccia una vita interiore di studio, di affetti, di interessi umani che non siano soltanto di arrivare ma di essere e vedrà che la vita avrà un significato". Ecco cosa resta dopo aver letto La casa in collina, la necessità di costruirsi una vita vera, non fatta solo di ambizioni ma di senso, di profondità, di amore.

E' questo il testamento più autentico di Cesare Pavese.


Francesco Reale


 
 
 

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