"Il vecchio e il mare" di Ernest Hemingway
- Francesco

- 23 giu 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 26 set 2025
"Il vecchio e il mare” è un romanzo breve scritto dallo scrittore statunitense Ernest Hemingway nel 1951 e pubblicato l’anno successivo.

Autore: Ernest Hemingway (Oak Park, 21 luglio 1899- Ketchum, 2 luglio 1961) è stato uno scrittore e giornalista statunitense. Fin da bambino amava la natura e imparò a distinguere animali e piante. Contemporaneamente alla passione per la natura crebbe e si rafforzò quella per la caccia, la pesca e l’avventura. Dopo la scuola, nel 1918 durante la WWI, si arruola volontario come autista di ambulanze e viene inviato sul fronte italiano. Nel 1920 s stabilì a Chicago dove svolse l’attività di giornalista. Al primo libro Tre racconti e dieci poesie del 1923, ne seguirono altri finché, trasferitosi a Parigi, nel 1926 pubblicava “Fiesta” che gli diede subito vasta fama, nel 1929 “Addio alle armi” e nel 1932 “Morte nel pomeriggio”. Hemingway raggiunse il maggior successo letterario con il romanzo “Per chi suona la campana” (1940), ambientato durante la guerra civile in Spagna. “Il vecchio e il mare” (1952) è considerato il suo ultimo capolavoro. Nel 1954 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura secondo la motivazione: “per la sua maestria nell'arte narrativa, recentemente dimostrata con Il vecchio e il mare e per l'influenza che ha esercitato sullo stile contemporaneo”. A partire dal 1960 i segni di squilibrio mentale si facevano sempre più evidenti: era convinto di non avere più denaro per mantenere la casa, pensava di essere pedinato dall'FBI e vedeva ovunque agenti federali. Fu ricoverato in una clinica nel Minnesota. Gli fu diagnosticata una malattia metabolica genetica, l’emocromatosi, fu sottoposto a numerosi elettroshock e venne colpito da afasia, cioè la perdita della capacità di comporre o comprendere il linguaggio, così la sua carriera letteraria pian piano si spense. Così il grande scrittore pose fine alla sua avventurosa vita la mattina del 2 luglio del 1961, all’età di 61 anni.

Trama: Santiago è un vecchio pescatore cubano molto povero. Nella sua umile vita ha solo un unico affetto: Manolino, un ragazzino che lo accompagna alla pesca. Ma da 84 giorni Santiago non pesca nulla ed è ridotto quasi alla miseria. Così i genitori di Manolino non vogliono più che il ragazzo vada a pesca con il vecchio. Così il giorno successivo il vecchio, convinto di riuscire a ritornare a casa con un grande bottino, salpa da solo. Arrivato in mare aperto un enorme marlin abbocca al suo amo. Santiago inizialmente non si rende conto della grandezza del pesce e tenendo la lenza tagliente nelle mani è convinto che il pesce prima o poi si stancherà. Passarono le ore ma la situazione non cambiò. La stanchezza si faceva sentire e il corpo robusto ma consumato dal tempo del vecchio Santiago si indeboliva ogni minuto di più. Santiago in questo frangente pensa a molte cose e soprattutto vorrebbe che il ragazzo fosse con lui ad aiutarlo in quest’impresa mastodontica (infatti svariate volte nel romanzo compare la frase: “Come vorrei che ci fosse il ragazzo”). L’impresa di Santiago continua tutta la notte, cibandosi solo con un pesce crudo: ha un crampo alla mano sinistra e un taglio profondo provocato dalla lenza nella mano, anche se è a pezzi non si arrende e continua a lottare con il pesce. Il mattino successivo si accorge che il pesce è meno veloce, segno che inizia a stancarsi. Nonostante la stanchezza il vecchio non molla neanche un secondo e si fa forza parlando e pensando. Intanto nella lotta contro il gigantesco marlin riesce a pescare un delfino con due pesci volanti nello stomaco, che saranno la sua cena e trova anche un sistema per riposare senza rischiare di perdere la lenza. Finalmente dopo una lotta interminabile di 3 giorni il vecchio ha la meglio sul pesce e riesce ad attraccarlo morto alla barca. A malapena riesce a metabolizzare mentalmente la grandezza del pesce che è di mezzo metro più grande della barca, issa la vela e inizia il viaggio di ritorno.
Ma la lotta non è di certo finita qui. Durante il viaggio, il grande marlin attira l’attenzione dei pescecani e, nonostante tutte le forze del vecchio per riuscire a scacciarli, riescono pian piano a divorare l’intero pesce, di cui ne rimane soltanto la testa e la lisca. Quella notte il vecchio riesce a raggiungere la sua capanna nonostante stia per crollare, abbandonato dal suo corpo si addormenta in un sogno profondo sognando i suoi tanto amati leoni!
Commento personale: WOW! Voglio essere sincero e voglio raccontare tutte le emozioni che ho provato leggendo questo bellissimo (e consigliatissimo) romanzo. Per prima cosa voglio informarvi che è la prima opera di Hemingway che leggo, perciò non conosco nel dettaglio lo stile narrativo dello scrittore statunitense, ma da quel che ho capito leggendo “Il vecchio e il mare” Hemingway ci sa fare con le parole ;)! Ma ironia a parte lo stile narrativo di Hemingway si basa sulla semplicità e su una prosa essenziale caratterizzata da frasi brevi, semplici e concise. Ne “Il vecchio e il mare” lo scrittore utilizza un linguaggio marinaresco e utilizza più volte parole del dialetto cubano per indicare soprattutto le varie specie di pesci: tuna, barracudas, galanos ecc. Nel romanzo sono presenti maggiormente discorsi indiretti che Santiago, durante la pesca, pone a sé stesso. Leggendo mi sono completamente immerso nella vicenda: sembrava che stessi passeggiando per le strade del piccolo paesino cubano in cui viveva umilmente Santiago, potevo sentire la brezza marina che mi investiva e trapassava la mia camicia di lino, potevo immaginare Santiago e riuscivo a percepire il suo animo buono, saggio e umile, riuscivo a vedere il vecchio che combatteva con tutte le sue forze i pescecani affamati e la delusione e l’impotenza del vecchio pescatore. Santiago mi ha ricordato tanto mio nonno. Non solo per la somiglianza dal punto di vista fisico, ma soprattutto da quello emotivo. Nonostante la grande sofferenza e gli ostacoli che gli poneva di fronte la vecchiaia Santiago non si è fermato ed ha voluto in tutti i modi continuare la sua impresa da solo con a fianco suo fratello: il grande marlin. Ed è stato proprio così per mio nonno che è scomparso pochi mesi fa e leggendo questo libro e come se fosse ritornato nella mia mente nella veste del vecchio Santiago.
ReSco



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