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Dieci anni con Mr.D - Diabete Mellito di Tipo 1

  • Immagine del redattore: Francesco
    Francesco
  • 1 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

Oggi compio 10 anni, anche se ne ho già 19.

 

Il 1° aprile 2016 la mia vita è cambiata così radicalmente da sembrare ri-iniziare spontaneamente . Esiste un prima e un dopo: uno spartiacque esistenziale che ha il nome clinico di Diabete Mellito di Tipo 1.

 

18 giorni in ospedale, periodo di prova. Poi la vita, la sfida vera, che ti aspetta lì fuori.

È inutile elencare tutto ciò che è cambiato: la quantità abnorme di notti insonni, le strade precluse, le crisi ipoglicemiche, la burocrazia per prendere l’aereo.

Le novità, dune insormontabili, che pian piano, giorno dopo giorno, diventano quotidianità.

 

Adesso non posso proprio immaginare cosa significhi sedersi a tavola e agguantare subito la forchetta: prima conta dei carboidrati, poi bolo, poi tempo di attesa.

Non riesco proprio a immaginare cosa significhi uscire di casa, che sia per due ore o per un viaggio di due settimane, senza prima aver controllato tutti i ricambi del caso, tutta “l’attrezzatura” indispensabile, vitale. Sensori, set di infusione, penne di insulina, strisce reattive, pungidito, insertore, carica trasmettitore, quattro tipi di batterie di ricambio, serbatoi e i cerotti! Ho provato centinaia tipologie di cerotti e nulla… il sensore continua a staccarsi ogni giorno d’estate.

 

Il diabete è come un compagno molto molto esigente che, nonostante le sue pretese assurde, fa ormai parte della tua ombra. Ha bisogno di attenzioni, reclama attenzione costantemente e bisogna stare molto molto attenti a non farlo arrabbiare…. altrimenti sono guai! Mette il broncio e non ti parla persino per giorni. 

 

Ricordo come lo immaginai 10 anni fa. Me lo sono immaginato come un amico, un compagno di viaggio, che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita, che sarebbe rimasto fino alla fine, anche se tutti mi avessero voltato le spalle. Un Sancho Panza originario delle Isole di Langerans. Come potevo immaginarmelo diversamente? Come un nemico? Come un estraneo? No, non potevo permetterlo. E così con la fantasia che solo un bambino può avere, lo chiamai “Mr. D”. E ancora oggi lo immagino così, ancora oggi camminiamo insieme. Certo, a volte litighiamo di brutto, ma poi ci riappacifichiamo e riprendiamo la strada.

 

A nove anni, dopo una scoperta del genere, si ha paura e le domande corrono veloci: quando potrò mangiare la pizza di nuovo? e la nutella? quando mi sarò fatto grande posso bere anch’io la birra? quando potrò riprendere lezioni di chitarra visto che adesso non posso suonare più perché ho i polpastrelli doloranti pieni di buchi per misurare la glicemia?

Si guarda al futuro con incertezza ma anche con estrema fiducia. Pensi che crescendo tutto si sistemerà, che non sarai diverso dagli altri, che troverai un equilibrio. E alla fine è proprio così. Non guarirai ma tutto si sistemerà. A forza di cadere e rialzarti, cadere e rialzarti, cadere e rialzarti, troverai il tuo passo. Fidati.



 
 
 

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