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Le SMART CITIES dell’ANTICHITA’. Le TORRI del VENTO, ARIA CONDIZIONATA senza ELETTRICITA'

  • Immagine del redattore: Nilo
    Nilo
  • 13 set 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 26 set 2025

L’archeologia e l’indagine del passato, sono forse la sola via di accesso al presente, così come la contaminazione tra culture e civiltà, anche lontane tra di loro, è il sentiero da seguire per ampliare le proprie conoscenze. Foucault diceva che le ricerche archeologiche non sono che l’ombra che l’interrogazione del presente proietta sul passato. Il filosofo Agamben sostiene che esiste un nesso intimo fra costruire e abitare e che forse tale “filo” si sia spezzato e che l’apriori storico dell’architettura moderna sia l’incapacità di tenere insieme l’arte del costruire e l’arte dell’abitare. Agamben suggerisce che nel XIX secolo gli uomini sembrano aver perduto la capacità di costruire la propria casa come attività naturale esercitata per secoli, e con essa la possibilità di sentirsi “a casa”.

Ed allora tuffandoci nel passato e catapultandoci nell’Antica Persia, ben 5000 anni fa, scopriamo che seppure vivendo in condizioni estreme con temperature estive oltre i 40°C ed invernali di molti gradi sotto lo zero, quel popolo antico riusciva a costruire abitazioni realizzando ambienti confortevoli e lo facevano “acchiappando il vento” costruendo le Badghir.


Badghir in Farsi (lingua persiana), Bòd Ghir, Bòd: vento e ghir: ciò che capta qualcosa, indica Le torri del vento, una soluzione architettonica assolutamente naturale che rendeva climatizzati gli ambienti interni dell’antica Persia, quando non esisteva ancora l’energia elettrica. Badghir in sostanza sono un’opera persiana d’ingegneria eolica dotate del principio di raffrescamento passivo degli ambienti interni, rendendo quindi gli edifici più vivibili e confortevoli. Oltre alla costruzione delle torri, le tecniche di aerazione ed architettoniche si espandevano anche nella costruzione delle corti interne e muri spessi che favorivano il rinfrescamento degli edifici.

Le torri del vento rappresentano tutt’oggi i sistemi di raffrescamento passivo più sofisticati di sempre. Il sistema consisteva nel asportare aria calda dall’interno dell’edificio durante il giorno ed immetteva aria fresca durante la notte. Il tutto era in alcuni casi favorito dalle vasche d’acqua sotterranee che contribuivano a rinfrescare ulteriormente l’aria.

Il flusso d’aria, causato dalla differenza di pressione tra la zona della torre dove soffia il vento e la zona sottovento, in assenza di vento, è determinata dall’aria calda che si trova a ridosso della parete sud della torre che scaldata dal calore del sole tende a salire.

A seconda delle zone ed intensità di calore si usavano vari stratagemmi diversi. Ad esempio in Iran e nei Paesi Arabi, già 5000 anni fa, nelle zone che raggiungevano i 50°, le case erano costruite con muri molto spessi, in modo da creare di giorno un forte accumulo termico nelle pareti, il cui calore era ceduto poi nelle ore più fresche della notte.

Le aperture degli edifici erano verso i cortili interni per evitare la radiazione solare dei muri, e si introdusse l’uso della cupola, grazie alla quale l’aria calda tende a spostarsi nella parte alta della stessa, rinfrescando così le zone “basse” occupate.

Forse per davvero è riscoprendo la Storia che si può fare un balzo in avanti nel Futuro, senza sfregiare per pura iconoclastia le scoperte del Passato, per non rischiare di trovare solo macerie sulla via di accesso al Presente.




L’AUTORE

Nilo Domanico
Nilo Domanico

Ingegnere italiano, nato a Rossano, in Calabria, nel 1967. Il suo percorso di studi e lavorativo, lo porta a viaggiare per il mondo, dalla Gran Bretagna, doveva completa il Master Sciences a Durham, fino al Medio Oriente e Mondo Arabo (Egitto,Yemen, Emirati Arabi ed Oman), dove la sua carriera sta agguantando ragguardevoli traguardi con prestigiosi progetti gia’ realizzati. Durante i suoi viaggi sviluppa le sue innate passioni nella fotografia e nella scrittura che trovano sbocco in due mostre fotografiche realizzate in Italia (2014) e nel Sultanato dell’Oman (2017) ed in un volume fotografico "Sulle tracce delle pietre del destino"(2017) che precorre il romanzo storico di prossima uscita.


 
 
 

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